FIRENZE – Sette suicidi in cella da inizio anno – quinto peggior risultato in Italia – 28 tentati suicidi, 375 atti di autolesionismo, 100 aggressioni agli agenti di polizia. Sono gli agghiaccianti numeri raccolti dall’associazione Antigone sul carcere fiorentino di Sollicciano, che cui condizioni di fatiscenza e degrado sono stati riportati all’attenzione dopo l’ultima morte per suicidio fra le sbarre, pochi giorni fa. E che contribuiscono ulteriormente alla sofferenza psicologica dei detenuti. “Il 40% dei detenuti presenta fragilità psichiatrica, il 60% ha problemi di tossicodipendenza. E in carcere non ci sono percorsi terapeutici, tutto si limita alla somministrazione di farmaci. In questo modo non si possono risolvere i disagi” dice l’ex cappellano del carcere don Vincenzo .
Non solo: i dati dico che ci sono non meno di 10 persone che a seguito del loro ricovero in carcere hanno sviluppato infermità psichica tale da essere affidati ai servizi di salute mentale, e che altri 3 sono in attesa di trasferimento in REMS (gli ex Opg) ma sono detenuti in carcere per mancanza di posti: “I tempi di collocazione sono troppo lunghi, le Rems sono piene e bloccate da pazienti in uscita. Altri pazienti non possono essere assegnate al territorio perché migranti senza residenza”
Una situazione che ha fatto scrivere al sindaco Nardella che bisognerebbe avere il coraggio di demolire e ricostruire “pezzo per pezzo” Sollicciano: “Il discorso non è demolire e ricostruire un carcere, servono le politiche di prevenzione”. Più che fondi all’edilizia carceraria, quindi politiche di welfare e assistenza e contrasto alla marginalità sociale.